domenica, Settembre 20, 2020

Incendio al porto di Beirut, torna la paura in Libano

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Poco più di un mese dopo quel terribile 4 agosto 2020, quando una devastante esplosione nel porto di Beirut uccise oltre 200 persone e ne ferì altre 7000, la capitale libanese è piombata di nuovo nel panico.

Un incendio si è sviluppato nuovamente nel porto di Beirut, lo stesso luogo della tremenda deflagrazione che portò con sè distruzione e morte nemmeno 40 giorni fa. Come si può vedere nei tantissimi video pubblicati sui social network dai cittadini terrorizzati, dalla zona portuale della capitale si è alzata una colonna di fumo nero, con le fiamme particolarmente visibili anche ad una certa distanza.

In un primo momento si era parlato di una nuova esplosione, ma stando ai report successivi sembra che la popolazione non abbia avvertito alcun boato, lasciando cadere questa ipotesi. Lo stesso direttore del porto ha confermato che non ci sono rischi di esplosioni. I vigili del fuoco si sono subito recati sul posto per cercare di arginare il rogo e riportare tutto alla normalità.

“Non c’è rischio esplosione”. Ma l’aria a Beirut è diventata irrespirabile

Stando a quanto riportato dalla National News Agency, a bruciare sarebbe un magazzino dove vengono stipati i pneumatici, anche se l’origine delle fiamme sembra essere stata individuata in un altro capannone, situato sempre in quella zona e contenente barili d’olio industriale. Le cause dell’incendio non sono state ancora chiarite. Tutta l’area adiacente al porto è stata evacuata e chiusa al traffico.

Il Daily Star Online, quotidiano britannico, è riuscito a sentire il presidente della Croce Rossa libanese, che rassicura sulle condizioni di salute dei cittadini di Beirut. “Non ci sono feriti – spiega – fatta eccezione per alcune persone che presentano difficoltà dal punto di vista respiratorio”.

Nonostante queste dichiarazioni, la popolazione di Beirut è giustamente impaurita e teme le conseguenze di un nuovo possibile disastro. Sono molti i post di preoccupazione sui social, come quelli dell’attivista libanese Imad Bazzi, che su Twitter parla di “aria divenuta irrespirabile”.

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