domenica, Settembre 20, 2020

Riforma previdenziale, governo ragiona su “Quota 41” per l’uscita dal lavoro

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Il governo Conte sta ragionando sull’opportunità di superare Quota 100, la misura introdotta durante la precedenza esperienza di governo che vedeva l’esecutivo (guidato sempre da Giuseppe Conte, ndr) sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. Quota 100, infatti, è un sistema sperimentale approvato per il triennio 2019-2021, ed è per questo che il governo sta ragionando sul da farsi anche per evitare quel cosiddetto “scalone” che andrebbe a verificarsi da un giorno all’altro per chi deve andare in pensione.

Allo stato attuale, con Quota 100 si va in pensione se si è raggiunta l’età di 62 anni con 38 anni di contributi alle spalle. In tutto questo va tenuto conto anche dell’opzione donna, che consente di andare in pensione a 58 anni (59 per le autonome) con 35 anni di contributi, con ottenimento dei requisiti entro il 31 dicembre 2019.

L’idea è di affidarsi ad una “quota 41” che consentirebbe di andare in pensione prima dei 67 anni stabiliti dalla legge Fornero.

Quota 41, una buona soluzione. Ma occhio alle difficoltà, a cominciare dalla spesa

La riforma previdenziale, su cui stanno lavorando le forze politiche che compongono il governo giallorosso e che dovrebbe essere uno dei “perni” della prossima Legge di Bilancio, dovrebbe quindi prevedere questa soluzione, che consentirebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi senza guardare l’età anagrafica.

La proposta sarà oggetto di un lungo confronto tra esecutivo e sindacati, che dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni per verificare la fattibilità dell’eventuale misura. Le perplessità non mancano, a cominciare dal fatto che già nel primo anno di “quota 41” la spesa si aggirerebbe intorno ai 12 miliardi, e sono cifre che in tempi di emergenza da Covid-19 sono tutt’altro che semplici da sostenere.

Ecco perchè il governo Conte starebbe ragionando anche su un modello “ibrido”, con l’età pensionabile stabilita a 62 o 63 anni anche per coloro che hanno meno di 38 anni di contributi. Un’intesa che si preannuncia non facile.

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