Tuesday, June 15, 2021

Il settore immobiliare regge l’urto della pandemia. A soffrire di più è il mercato degli affitti

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La pandemia di coronavirus ha letteralmente messo in ginocchio ogni settore, comportando delle conseguenze economiche che si protrarranno per molto tempo. Turismo e ristorazione sono probabilmente i mercati che hanno subito maggiormente l’urto del Covid-19, ma c’è un altro settore per cui si temevano crolli pesantissimi.

Stiamo parlando del mercato immobiliare, che a detta degli analisti avrebbe avuto un recesso identico o addirittura superiore a quello del 2008, quando la crisi economica investì il mondo intero. Effettivamente, le previsioni di caduta del PIL e le informazioni provenienti da Cina e Stati Uniti che riportavano un netto calo nella compravendita delle case facevano temere davvero il peggio.

Ma è andata davvero così? Stando ai dati odierni si potrebbe dire di no, anche se il percorso è ancora lungo e tortuoso. L’amministratore delegato di Immobiliare.it, Carlo Giordano, ha rilasciato un’intervista al quotidiano “Il Post”, dove spiega cosa è accaduto durante i mesi di lockdown nel settore immobiliare e cosa sta succedendo adesso.

Offerta molto più alta della domanda, ma i prezzi reggono

Nel secondo trimestre del 2020 il volume della compravendita di abitazioni è sceso del 27,2% rispetto all’anno precedente (dato non ancora definitivo, ndr), a dimostrazione di come la pandemia abbia inferto un colpo durissimo a questo mercato. Tuttavia, nel trimestre che si è appena concluso i dati (non ancora disponibili) dovrebbero certificare una ripresa.

Un buon segnale di “salute” deriva dai prezzi, che non sono scesi nonostante l’ovvio calo di acquirenti. Anche nel periodo che va tra luglio e settembre il prezzo nel settore residenziale è aumentato dello 0,9%.

Se la compravendita pare aver tutto sommato retto, il mercato degli affitti è in fortissimo affanno. Ci sono tantissime offerte, ma pochissime domande, come nel caso di Milano, dove l’offerta è aumentata addirittura del 68,7%. Stesso discorso per le stanze, specialmente in città universitarie come Bologna, dove il calo è determinato anche dall’incertezza relativa alle lezioni.

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